– Arte popolare e pietà religiosa: i dipinti murali del Primiero trentino

– di Antonio Trentin –

Incastonati nel paesaggio delle Dolomiti patrimonio Unesco, trentini per territorio e feltrini di parlata, i centri del Primiero conservano un raro patrimonio di dipinti murali a tema sacro che impreziosiscono i loro piccoli nuclei storici.

affresco-pieve-fiera-primieroDa Fiera a Tonadico, da Mezzano a Siròr, il percorso è scandito da una serie di tappe che suggeriscono ritmi e conoscenze nuove ai viaggiatori che di solito schivano i paesi, correndo in vista delle Pale di San Martino verso i luoghi dello sci invernale o delle escursioni estive, lungo le circonvallazioni tracciate per aggirare – insieme con le difficoltà automobilistiche – anche le interessanti individualità di ciascuna storia locale.

Bisogna cercare i dipinti murali del Primiero tra le strette strade di impianto medievale, nelle corti che vi si aprono, negli scorci tra i tabiadi e i pioli per la conservazione di fieno e legna, sui muri di vecchio intonaco accanto a scale, ballatoi e poggioli che movimentano le antiche architetture.

È lì che gli affreschi votivi ripropongono una tradizione che è ben diffusa anche nel vicino Vanoi, nella Val di Fiemme al di là del Lagorai, nel Trentino e nel Bellunese e poi in diverse altre aree delle Alpi nordestine, fino a mescolarsi con le tradizioni artistico-religiose transalpine delle regioni rimaste cattoliche dopo la Riforma protestante.

primiero affreschiGli affreschi della devozione popolare. È arte popolare, questa dei dipinti murali del Primiero  non “dotta” né particolarmente preziosa come qualità, questa dei dipinti sulle case primierote, anche se qualche sconosciuta mano dimostra buona formazione tecnica e abile capacità compositiva, imparata da lezioni cento volte mediate e in arrivo da Venezia o dal Tirolo.

Risale al Quattrocento, al tempo cioè della prosperità della valle come importante zona estrattiva, quando nel Palazzo delle Miniere di Pieve aveva sede un Bergrichter giudice minerario di nomina imperiale. Prolunga le sue espressioni avanti nel XVI e nel XVII secolo, lasciando come eredità una consuetudine rimasta in uso anche successivamente, fino agli anni contemporanei. Vale per la testimonianza che porta: mentre altrove la modernità cancellava vicende e memorie, qui l’antica tecnica si è ben conservata.

Santi dall’identità facilmente riconoscibile (San Rocco con le piaghe della peste, San Sebastiano trafitto, San Giovanni Evangelista col volto imberbe, i martiri tutti con la palma) raccontano nei dipinti murali del Primiero le devozioni patronali per esprimere le quali occorreva – oltre alla sensibilità religiosa – disponibilità finanziaria: un po’ di bei quattrini era indispensabile per commissionare colori, pennelli ed estro artistico ai frescanti di passaggio, ai pittori itineranti che si spostavano da una vallata all’altra restando “a pensione” dai committenti per il tempo che il dipinto richiedeva.

siror-affreschi-primiero-aldo-pavanI patroni delle famiglie e contro le disgrazie. Le raffigurazioni mostrano schemi semplici, rispondenti alla diretta richiesta del padrone di casa, legata al motivo della dedica votiva, e però anche al suo bisogno di esternare, insieme alla fede religiosa, anche un’esplicita affermazione di prestigio sociale.

I personaggi dipinti sono la Vergine Maria, i patroni locali da cui hanno preso il nome il committente o i suoi figli e i santi venerati come protettori contro i mali e le disgrazie sempre incombenti. Più complesse del resto, le Crocifissioni rievocano narrazione e strumenti della Passione di Cristo (foto di Aldo Pavan per www.sanmartino.com).

Oltre agli affreschi privati sulle case di quelle che furono le famiglie più abbienti, il Primiero ne propone di interessanti anche nelle sue chiese più antiche.

Le chiese antiche sopra i paesi in valle. Sul colle sopra l’abitato di Tonadico, quella dei Santi Vittore e Corona conserva – insieme con la memoria dell’arrivo delle loro reliquie a Feltre nel IX secolo – tracce di pitture murali che risalgono fino al X-XI secolo, insieme con frammenti trecenteschi e immagini datate 1577: sorprendente è la parete meridionale dove è rappresentata la scena profana di una grande battaglia non identificabile.

sant-anna-pieve-fiera-primieroLa Pieve di Fiera, tardo-gotica del Quattrocento, dedicata all’Assunta, conserva resti interessanti di decorazione (foto in alto) e, dipinta su una colonna, una Sant’Anna di efficace resa iconografica.

Sempre la Pieve ha lì accanto la sua Canònega Vècia con affreschi dell’inizio del secolo successivo; e affrescata è anche la vicina chiesa di San Martino diventata battistero.

La chiesetta campestre di San Giovanni, ai Prati Liendri di Mezzano, risalente ai primi decenni del Cinquecento, fu dipinta nel 1524 da pittori della famiglia Naurizio di Borgo Valsugana. Quella di San Silvestro, su uno sperone del monte Totoga che sovrasta l’accesso alla valle, ha affreschi cinquecenteschi firmati da Rocco Naurizio e Marco Da Mel.

(9 gennaio 2017)