– La “fabbrica del corpo” al Museo di Storia della Medicina di Padova

– di Antonio Trentin –

Bisogna partire dal fondo, dall’ultima eccezionale sala, per raccontare il Museo di storia della medicina in Padova (Musme) che accoglie i visitatori in via San Francesco, nell’area che fu un vero e proprio complesso sanitario all’interno della città del Santo a fine Medioevo.

Un bambolottone di otto metri sta disteso su un lungo tavolo ovale. Tutto intorno, in alto, si aprono delle logge, come dei palchi di teatro, con alle spalle bacheche di strumenti e di documenti. L’inquietante scultura in polistirolo è muta e incomprensibile finché non prende avvio una spettacolare proiezione tridimensionale che descrive alla perfezione organi e apparati per gli spettatori sovrastanti. Un po’ come avveniva in quelli che furono appunto i teatri anatomici del ‘500, cioè del tempo in cui la medicina iniziò a farsi scienza, superando i secoli della magia, della superstizione e dell’obbedienza cieca agli scritti degli antichi terapeuti, Galeno su tutti.

Ad ispirare l’affascinante creazione contemporanea in 3D è la memoria di Andrea Vesalio, il fondatore del moderno studio dei corpi. Il medico fiammingo autore del “De humani corporis fabrica” è stato, diverse sale prima, una delle guide al percorso: un videocicerone che ha raccontato le basi della conoscenza dell’uomo in carne e ossa, in avvio di un ricco percorso espositivo attraverso immagini, mappe, riproduzioni di testi, arnesi scientifici e sanitari, e anche preparazioni anatomiche, compresa una piccola ‘camera degli orrori’.

Con il fiammingo Vesalio fanno da ideali accompagnatori dei visitatori anche tre altri studiosi-cardine che Padova ospitò nella sua università, la più importante d’Europa cinque secoli fa: l’istriano Santorio Santorio, sperimentatore delle misurazioni fisiche in medicina (nella sezione dedicata alla fisiologia, ossia al funzionamento del corpo); il romagnolo Giovanni Battista Morgagni, padre dell’anatomia patologica (nella sezione sulla malattia); e Prospero Alpini, nativo di Marostica, che diresse l’antico Orto botanico (nella sezione sulla terapia). Accanto a loro anche Galileo Galilei, in immagine animata, testimonia della grandezza dell’università e del valore scientifico dei suoi docenti e dei suoi antichi studenti, provenienti da tutto il continente.

Il Musme è splendidamente ricavato nell’antico Ospedale di San Francesco Grande, costruito nel 1414 con i fondi per la pubblica carità offerti da Sibilla de’ Cetto e dallo sposo Baldo dei Bonafari, originario di Piombino e consigliere dei Carraresi. La ricca e generosa benefattrice dà il benvenuto all’inizio del percorso di visita, raccontando la vicenda della fondazione in una videoanimazione.

Quello suo e del marito – fortemente voluto in segno di devozione religiosa per impetrare la salvezza eterna e per dimostrare attaccamento a Padova dopo alterne vicende di devozione politica – fu un nosocomio inconsuetamente ‘civile’ e vi si dedicarono anche i docenti dell’università.

Fu forse il primo in Italia distinto da quelli abitualmente attivati da religiosi o confraternite, costruito apposta per la funzione ospedaliera nel centro cittadino anziché ai margini, ampio fino ad occupare una vasta area che si articolava su più
edifici, chiostri, broli e orti.

Restò attivo in quella che era la contrà dei Porteghi Alti fino al 1798, avendo accanto la grande chiesa francescana – costruita quasi in contemporanea sempre per iniziativa di Sibilla e Baldo – interessante da visitare per l’architettura interna e le opere scultoree rinascimentali.

Gestisce il Musme una Fondazione di cui fanno parte la Regione e la Provincia, l’Università, il Comune, l’Azienda ospedaliera e l’Ulss di Padova.

La modernità scientifica e tecnologica accompagna gli approfondimenti storici attraverso gli allestimenti nell’ex-ospedale. L’interattività impegna i visitatori più attenti e curiosi: si sfogliano antichi volumi di medicina con un tocco sugli schermi; si ascoltano dal (proprio) vivo i suoni del cuore e dei polmoni; si osservano microbi e batteri attraverso un video-microscopio; ci si studia in uno specchio ‘magico’ che riproduce gli organi interni.

I reperti in mostra spaziano dalle riproduzioni di antichi strumenti alle apparecchiature dismesse dagli ospedali pochi decenni fa, dalle dotazioni di farmacia di un tempo agli odierni modelli di organi utilizzati dagli studenti di medicina.

Il Musme (www.musme.it) – che ha una sezione prenotabile per feste di compleanno o di laurea – è aperto al pomeriggio dal martedì al venerdì (ore 14.30-19) e al mattino solo su prenotazione (specie per le scolaresche). L’orario di sabato, domenica e festivi è invece dalle 9.30 alle 19. Biglietti: intero 10 euro, ridotto 8, scuole 6, famiglie 22. Ingresso gratuito per tutti nel giorno del proprio compleanno.