– Mezzocorona e Mezzolombardo, le terre trentine del Teròldego Rotaliano

– di Antonio Trentin –

Per capire che cos’è il Teròldego bisogna prendere la funivia. Quella che da Mezzocorona sale al Monte: uno stretto scalino prativo sopra la valle dell’Adige e sotto le locali Tre Cime, un microaltopiano che a 900 metri fa da balcone sul mare di vigne spumeggianti nella Piana Rotaliana e nelle prime colline che si increspano intorno.

Là sotto c’è il borgo, con le cantine – anche proprio tra le case – dove in autunno ribollono nei tini i mosti di questa specificità tutta locale che nel 1971 era stata la prima Doc della Provincia autonoma: un principe dei vini trentini che sa davvero rallegrare gli animi di chi ama i rossi di alto livello.

IL GIARDINO DI GOETHE. Viaggiatore in Italia nel settembre del 1786, Johann Wolfgang Goethe chiamò le terre del Teròldego “il più bel giardino vitato d’Europa”. Il letterato tedesco era in tour culturale verso Roma e il transito nel Trentino fu rapido, ma evidentemente in grado di lasciare un segno nella sua memoria e nel suo diario ragionato, scritto trent’anni più tardi.

Le vigne-giardino di allora sono le antenate delle odierne che, tra le sponde del torrente Noce e del fiume Adige, come un tappeto circondano oltre che Mezzocorona anche Mezzolom­bardo e Grumo, frazione di San Michele all’Adige dove lo storico istituto agrario è stato sempre un motore del miglioramento di tralci e grappoli.

La Piana Rotaliana ha un’identità geologica tipicamente alluvionale derivatale da millenni di scaricamenti specie del Noce: ciottoli e ghiaia si scoprono scavando meno di un metro sottoterra. La scienza enologica stabilisce che nasce da qui il carattere del Teròldego, la cui produzione è poca, se la quantità viene comparata con quella di altri vini famosi perché inflazionati: 436 ettari di filari e 6 milioni di bottiglie in tutto.

TRA STORIA E LEGGENDA. Al territorio, che come si sa “fa”il vino, il nome lo diede per la prima volta per scritto Paolo Diacono, alla fine dell’VIII secolo, raccontando nella sua Historia Langobardorum una cruciale battaglia tra i Longobardi e i Franchi per il controllo della via del Brennero. Quanto al Teròldego, come ogni nobile vitigno che si rispetti ha la sua leggenda, di cui si può andare a cercar ancora qualche traccia in zona.

C’era dunque una volta un drago che terrorizzava la popolazione. Aveva casa dove oggi si scorgono i ruderi di Castel San Gottardo, sulla parete sud del Monte di Mezzocorona, non lontano dall’orrido Burrone Giovannelli dove si arrampicano in ferrata gli scalatori.

Il Conte Firmian, signore dei luoghi, armatosi di coraggio e spadone, lo sfidò e, giocando sulla sua vanità, lo fece specchiare in una ciotola di latte (…perché il vino ancora non c’era) e lo uccise. Dal corpo del drago trasportato verso il borgo – per essere mostrato alla popolazione in festa per la fine del pericolo – caddero gocce di sangue e da ognuna di esse spuntò una vite di rosso Teròldego.

PER UNA ZETA IN PIÙ. Venendo a tempi più recenti, è curiosa la questione dei due “Mezzi” rotaliani che tali non erano fino a meno di un secolo fa. Le carte neppur tanto antiche segnano infatti, separati dal torrente Noce, un italico Mezolombardo, che fu possedimento del Principato vescovile di Trento, e un teutonico Mezotedesco, che fu dei Conti del Tirolo. Mezo, in tedesco Metz, diede il nome a castelli e casati, fin quando le regole del “toponomasticamente (s)corretto” gli aggiunsero una zeta, gli fecero perdere fascino storico e gli consegnarono l’ambigua e mai abbastanza spiegata identità dei due Mezzocorona e Mezzolombardo (nella foto).

GASTRONOMIA E BORGHI. Che cosa andare a cercare per le vie dei borghi, dopo esservi ridiscesi dalle aeree passeggiate del Monte, dai baiti e dagli alberghi dove si dorme nel silenzio totale (lassù girano infatti solo le jeep dei gestori e della Forestale) e si pasteggia a canederli, strangolapreti, mortandèla affumicata con il tortèl de patate, gulasch di ascendenza tirolese e capriolo?

L’atmosfera è quella tipica dei paesi trentini: vie dall’andamento ondulato, vòlti che si aprono verso le corti, qualche bel palazzotto degli antichi signori del posto. A Mezzocorona (nella foto) è notevole quello che fu dei Firmian e oggi è municipio (affreschi settecenteschi di Paul Troger) ed è eccezionale quello che fu dei conti Martini ed è oggi della Cassa Rurale, che conserva affreschi sempre del ‘700 (tra cui dei curiosissimi medaglioni di personaggi celebri, Lutero e Calvino compresi) e il mobilio originale della famiglia.

A Mezzolombardo sono da cercare le memorie medievali del Castello della Torre (di cui si conserva una suggestiva chiesetta) e del Castrum Sancti Petri de Mezo, da cui si originò il paese.

Info: www.prolocomezzocorona.it, www.settembrerotaliano.it; www.prolocomezzolombardo.it; www.pianarotaliana.it; www.visittrentino.info/it/trentino/destinazioni/mezzolombardo_md_201