– La Costa dei Trabocchi: memorie di pescatori e sapori di mare lungo l’Adriatico in provincia di Chieti

– di Antonio Trentin –
“Dall’estrema punta del promontorio destro, sopra un gruppo di scogli, si protendeva un trabocco, una strana macchina da pesca, tutta composta di tavole e di travi, simile a un ragno colossale”. A scrivere così, nel suo Il Trionfo della Morte, era Gabriele D’Annunzio, che queste “strane macchine” contemplava da una sua villa sul mare tra Ortona e Vasto.
La costa d’Abruzzo, in parecchi punti, vede ancor oggi spingersi nell’acqua per diversi metri dalle rive scarne questi apparati, diventati preziosa testimonianza del tempo, a partire dalla fine del Seicento, in cui la pesca stagionale era complemento di un’agricoltura povera che spesso non bastava a sfamare le famiglie.
Lungo quel tratto di litorale molto bello una settantina di chilometri di ferrovia adriatica dismessa stanno diventando – finanze pubbliche permettendo e tutela ambientale vietando (gli insediamenti invasivi) – un’eccezionale pista ciclabile vista-mare da percorrere attardandosi tra bed & breakfast e agriturismi con pietanze a km zero.
I TRABOCCHI. I “ragni” fatti di travi e tavole di pino d’Aleppo – elastico e resistente alla salsedine – sono gli stessi che punteggiano il panorama costiero del Gargano pugliese (dove la dizione è trabucchi).
Sono tutelati come bene culturale e sono diventati interessante occasione didattica e, spesso, punti enogastronomici di pregio. È unica l’emozione di trovarsi sospesi sul mare e nel vento, tra tralicci, corde e reti, e di sentirsi ondeggiare tra i cigolii dell’impianto dal quale – se si è fortunati – si può assistere anche a una delle modeste pesche che l’economia del trabocco permetteva.
LA COSTA. Tre chilometri di costa protetta, tra Vasto e San Salvo, costituiscono la riserva di Marina di Vasto, al cui interno un Giardino botanico mediterraneo rappresenta una delle ultime testimonianze delle collane di dune che anticamente bordavano il mare medio-adriatico.
La flora dunale è stata qui salvata e ricomposta in ambienti tipici della costa sabbiosa; e precede le molto diverse varietà vegetali dell’habitat retrodunale, caratterizzato dall’umidità degli stagni dove si rifugiano uccelli migratori, testuggini d’acqua dolce e anfibi.
L’INTERNO. La chietina Costa dei Trabocchi – immeritatamente trascurata dal transito di vacanzieri che non si fermano, perché diretti alle più note mete pugliesi – è utile base di partenza per puntate culturali e culinarie nell’intera provincia di Chieti.
Con la nobile Vasto e con Lanciano dal bellissimo centro antico raccolto intorno alle memorie del Miracolo eucaristico – e prima di spingersi fino alle pendici della Majella e al suo Parco nazionale – tutta una serie di paesi propone rocche (come quelle di Monteodorisio, Roccascalegna e Casoli), abbazie (splendida San Giovanni in Venere), borghi fortificati (Casalanguida, nella foto) e archeologie pre-romane (il Parco del Quadrilatero a San Salvo, l’antica Iuvanum, il monte Pallano alto sulla valle del Sangro).
VINI E OLIO. Dai trabocchi marittimi si guardano le colline del Montepulciano d’Abruzzo, del rosato Cerasuolo e dei bianchi Trebbiano, Cococciola, Pecorino e Passerina che hanno a Tollo e nella contrada Cucullo di Ortona cantine che si fregiano di premi e punteggi illustrissimi nelle graduatorie mondiali dei grandi vini. E in tutta la provincia la coltura dell’olio si fa cultura tradizionale nei frantoi artigianali.
BUONI CIBI. I salumi popolani – un tempo basati sull’utilizzo del suino nero abruzzese, oggi diventato un recupero storico ben curato negli allevamenti – trionfano nella ventricina vastese, Presidio del Gusto di Slowfood, rossa di peperoncino non troppo piccante, alla quale una speciale Accademia dedica a Scerni i suoi studi e i suoi menù.
Guardiagrele è il luogo più tipico per la produzione di formaggi e ricotte di pecora, così legati alla memoria dei “pastori d’Abruzzo” cantati da D’Annunzio. Salendo in montagna la pasta ha uno delle sue capitali a Fara di San Martino, dove nell’Ottocento l’acqua del fiume Verde industrializzò le produzioni domestiche di ottimo grano duro.