– “Terre bruciate”: il paesaggio delle montagne del Vicentino dalla Grande Guerra a oggi

Viaggio nel paese che non c’è più. Potrebbe intitolarsi così il libro di Luigino Caliaro e Andrea Vollman “Terre bruciate”, fresco di stampa per Edizioni DBS (248 pagine, introduzione di Mario Isnenghi) che documenta con precisione l’Altopiano dei Sette Comuni, il Pasubio e il Monte Grappa prima, durante e dopo la Grande Guerra.

Il libro verrà presentato sabato 14 luglio alle 18.30, nella sala conferenze dell’Aeroporto di Asiago, in via Cinque, presenti gli autori e il fotografo Fabio Ambrosini, autore degli scatti odierni che spingono fino al presente la prospettiva di cent’anni del paesaggio altopianese.

È un percorso nel tempo, quello intrapreso da Caliaro e Vollman in “Terre bruciate”, scandito da inquadramenti storici e dalle voci di testimoni diretti degli eventi: per citare qualche nome Emilio Lussu, Paolo Monelli, Carlo Emilio Gadda, Eugenio Montale, Gabriele D’Annunzio.

A parlare sono però soprattutto le immagini. Sono oltre 200, in gran parte inedite, moltissime da riprese aeree e in gran parte riprodotte a piena pagina: offrono al lettore un punto di vista completamente diverso dalla guerra fin qui raccontata dalle altre pubblicazioni mettendo in evidenza l’orrore delle devastazioni sul territorio dell’Altopiano dopo quasi quattro anni di insensati combattimenti.

Guardare attraverso questi scatti il prima e il dopo del conflitto è un pugno allo stomaco, di quelli che tolgono il respiro. Tanto il mondo che immortalano ante 1915 è bucolico quanto la devastazione di case chiese, paesaggi è straziante. Per il lettore è quasi una sensazione fisica, un silenzio straziante che accompagna lo scorrere delle immagini volutamente senza didascalia nelle parti dedicate al 1918. Le parole non servono, sembrano dire gli autori: le foto conservano un orrore che parla da solo.

A distanza di cento anni da allora i segni della distruzione permangono, ma sono celati nel paesaggio. Ecco perché la scelta di chiudere il volume con una rassegna di foto aeree scattate da Ambrosini.

Le trincee e i buchi delle bombe visti dall’alto sono ferite nel verde: difficili da cogliere dal basso, testimoniano l’eternità di quanto è stato. La conca di Asiago – con le sue strade, le sue case, i suoi monumenti – è bella come una cartolina. “È la giusta rinascita di queste “terre bruciate” – concludono gli autori – difficile senza queste foto capire davvero cosa accadde qui cento anni fa. Osservarle e confrontarle con l’oggi fa rimanere la storia attaccata addosso. Un cataclisma naturale non avrebbe potuto davvero fare peggio”.